Spal, la partita della vita: tutti uniti per la salvezza

Ferrara, 17 maggio 2025 – Scende in campo Ferrara, signori. Sì, Ferrara. Perché se si parla di difendere la patria calcistica, una delle città che più è tutt’uno con la sua squadra di calcio risponde in maniera fin commovente. E’ a rischio la vita della sua adorata Spal, che col Milan-baby si gioca stasera non solo la categoria, ma anche una grossa fetta di prospettiva futura.
E al “Paolo Mazza” questa sera si sforerà o si sfiorerà la quota di diecimila spettatori, tutti paganti perché gli abbonamenti per questi playout non valgono. Significa che diecimila cuori si sono messi a battere al punto tale da spingere diecimila teste a decidere di vivere questo giorno del giudizio calcistico accanto alla creatura, nonostante i dispetti che la medesima ha loro rifilato nella più disgraziata delle stagioni.
Per la Spal, serie D starebbe per Disastro, Distruzione e Dilettantismo: la città lo ha capito, e anche se l’anatroccolo è un mostriciattolo e il padrone dei paperi non ha saputo farsi amare (per usare un eufemismo…) si è alzata dal divano e ha preso la via degli spalti a protezione di un suo bene di punta. Alla luce delle tante penose esibizioni dell’anno, fresca fresca la più recente a Solbiate Arno con zero tiri contro una squadra di ragazzini, quei diecimila valgono centomila.
Ed è giunto il momento senza appello, quello in cui i giocatori si debbono guardare negli occhi e premiare gli artefici di una mobilitazione senza pari. O qualcuno ricorda uno stadio così altrove per evitare una maleodorante retrocessione in serie D? Glielo dica, Mirco Antenucci, prima della partita. Lo spieghi ai compagni: con questo sostegno, un’altra esibizione senza coraggio e senza cuore sarebbe una indecenza. Poi, certo, serve anche testa, nello sport come nella vita.
Al pubblico di più non si può che chiedere di sostenere la Spal anche se dovesse andar sotto se le cose si mettessero inizialmente male. Le partite durano 90’ e si devono giocare per intero, senza scoraggiarsi alla prima avversità.
E naturalmente, si spera che alla fine – comunque vada – il tratto civile che ha sempre contraddistinto la Ferrara calcistica non venga meno. Si protesti e si contesti, o ci si senta sollevati per la fine dell’incubo, ma non si vada oltre. Però la Spal deve mostrare di meritarsela, questa cambiale in bianco: vista l’andata, la ragione avrebbe dovuto trattenere tutti a casa con la fiducia sotto lo zero. Invece si scomodano in diecimila, e vanno onorati.
E’ una questione di uomini, non il solito copione tra tifosi e calciatori. Che la città dei diecimila possa sparire dal calcio professionistico per mano della seconda squadra di un club che si porta appresso 23 tifosi, genitori dei ragazzi e poco più, è purtroppo una possibilità. E qui andrebbe aperta una parentesi certo antipatica, ma che non si può tacere. Da un lato ci sono le ragioni di chi ritiene che le seconde squadre facciano bene al calcio italiano aiutando i giovani a crescere: ma che la sana provincia debba perdere posti anche al suo livello più basso per cedere all’arroganza del calcio miliardario che già occupa militarmente i piani più alti, al movimento intero fa solo male.
Intendiamoci, questo playout si gioca per esclusivo demerito della Spal, la colpa è solo sua, delle clamorose carenze societarie di programmazione e conduzione e di quelle tecnico-agonistiche dei suoi giocatori. Ma chi può competere in terza serie col Milan per peso finanziario, politico e federale? Nessuno. E cosa accadrà il giorno in cui tutte le 20 di serie A prenderanno la via della C? Parentesi chiusa. Facciamola breve: Spal, oggi ha una grande occasione, l’ultima. Per favore, non umiliare ancora quei diecimila. Diglielo ai ragazzi, Mirco: ma spiegaglielo proprio bene.
İl Resto Del Carlino