AfD e Linke sono troppo forti: Merz è già all'angolo, la sua prima pesantissima rinuncia
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Christian Lindner lascia la politica. Robert Habeck non vuole più incarichi. Di Olaf Scholz non si hanno notizie ma dal cancelliere in carica è naturale aspettarsi segnali di stabilità e non di fuga. Quando il prossimo governo sarà formato anche il nordico leader socialdemocratico, Scholz è originario di Amburgo, poterebbe fare un passo indietro o, quantomeno, di lato. La batosta incassata domenica dai tre partiti che formavano la Ampel-Koalition, la coalizione semaforo, comincia a produrre i suoi effetti. Il primo a mollare gli ormeggi è Christian Linder, leader indiscusso del partito Liberale (Fdp) da dodici anni,un’era geologica fa. «Adesso mi ritiro dalla politica attiva», ha scritto su X e ha aggiunto: «Con un solo sentimento: gratitudine per quasi 25 anni intensi e impegnativi pieni di formazione e dibattito». Oggi Lindner ha solo 45 anni ma aveva cominciato giovanissimo prendendo in mano il partito nel 2013 dopo che questo era stato sbriciolato dall’alleanza con Angela Merkel. Dal 2009 al 2013 Liberali e cristiano democratici governarono insieme: a fine legislatura la navigata cancelliera venuta dall’est portò la Cdu sulla vetta del 41,5% - un sogno per Friedrich Merz – rivendicando tutti i successi del suo secondo governo e scaricando ogni fallimento sui Liberali, che precipitarono al 4,8% restando fuori dal Parlamento.
L’INAFFIDABILE Per risolvere la crisi la Fdp si affidò al giovane Lindner di belle speranze e lui in effetti riportò il partito al Bundestag quattro anni dopo. Da allora però il suo nome fa rima con inaffidabilità: a inizio del 2018 il leader liberale silurò a sorpresa la coalizione Giamaica (Cdu-Verdi-Fdp) alla vigilia del suo varo. Una coltellata alla schiena a Merkel che aveva lavorato per tre mesi per allestirla. Quel “gran rifiuto” di Lindner costrinse la cancelliera a convolare a nozze con i socialdemocratici per la seconda volta. Lo scorso dicembre, infine, Lindner ha mandato a gambe all’aria la coalizione “semaforo” con il risultato (elettorale) di lasciare il partito esattamente dove lo aveva trovato: fuori dal Bundestag. Anche il candidato cancelliere dei Verdi, Robert Habeck, fa un passo indietro per leccarsi le ferite. Gli ecologisti hanno perso 3,1 punti: oggi con l’11,6 non sono più il terzo ma il quarto partito tedesco. Dei tre del governo sono quelli che hanno perso meno ma Habeck ha già deciso: resterà vicecancelliere e ministro dell’Economia fino alla formazione del prossimo governo, poi si ritirerà. «Ma accetta il suo nuovo incarico da deputato?», gli hanno chiesto. «Vedremo più avanti».

In casa della Spd scalda invece i motori Lars Klingbeil: il presidente della Spd si è già candidato a capogruppo al Bundestag e il suo nome circolava già fra quelli dei papabili ministri delle Finanze nel prossimo governo Merz. Mala Spd ha perso, si dirà, perché assegnarle un dicastero così importante? Perché se i socialdemocratici hanno portato a casa il peggior risultato della loro storia, la Cdu di Merz ha fatto appena meglio, col secondo risultato più basso di sempre. Con i suoi relativamente pochi seggi al Bundestag, Merz non può fare a meno della Spd né può imbarcare i Verdi al loro posto: oltre al Nein! dei cristiano sociali bavaresi, la somma dei voti della Cdu-Csu con quelli degli ecologisti non fa 316. Il governo, insomma, si profila debole: guidato da un uomo che ci ha messo 25 anni per diventare capo della Cdu e quando ci è riuscito lo ha fatto con scarsi risultati e appoggiato da un partito letteralmente alla frutta.
RICONTEGGIO
Mentre i rossobruni del Bsw hanno chiesto un riconteggio dei voti – gliene mancano poche migliaia per entrare al Bundestag – chi si frega le mani sono AfD e Linke, i vincitori, sulle estreme, del voto di domenica. I due partiti controllano un totale di 216 seggi, ovvero più di un terzo di tutti i 630 deputati del Bundestag. Da domani sovranisti e socialcomunisti possono fermare i piani di governo al Bundestag che richiedano la maggioranza dei due terzi: dal freno al debito, ai fondi per la Bundeswehr fino alla nomina dei giudici costituzionali, il loro assenso sarà necessario.liberoquotidiano